Sono cresciuto su un piccolo altopiano del Trentino. Scorrazzando per i boschi in bicicletta o arrampicato su un albero a scrivere in un capanno da caccia da me riconvertito a pensatoio, e molte altre cose felici della fanciullezza. Mi ha avviato al pianoforte Stefano Fogliardi, a Trento, un posto che mi sembrava una metropoli nella prospettiva di allora – bisognava stare attenti ad attraversare la strada. Poi, sempre a Trento, sono entrato in Conservatorio, dove ho studiato nella classe di Antonella Costa, insegnante appassionata e pazientissima con un allievo più preso dalle fughe che dai preludi in certi momenti dell'adolescenza. Particolarmente significativi due altri incontri, tra le tante figure che hanno contribuito alla mia formazione. Quello con Franco Scala in vari anni di perfezionamento, determinanti, mentre inibitrici solo fino a un certo punto erano state le parole “tu sei un poeta, qui ci sono i mastini…”. Molto tempo più tardi, Paul Badura-Skoda: mi sembrò di avere accanto, sull’altro pianoforte, Mozart o Beethoven o Schubert o Chopin in persona, un acceleratore di particelle.

Il mio percorso era stato abbastanza eccentrico. Già sulla soglia dei vent’anni una voce dentro di me aveva sbottato “tu non puoi passare la vita a suonare per capelli bianchi – con tutto il rispetto – alle terme”. E così, mentre i miei colleghi si cimentavano nei concorsi pianistici internazionali, io mi iscrivevo, da studente lavoratore pendolare per gli esami con il treno delle cinque, a Filosofia a Bologna, laureandomi in corso e con lode, e poi ottenevo una borsa di studio che mi consentiva di proseguire gli studi in Political Theory alla famosa London School of Economics. Dall’altopiano, volevo scendere nel mondo, viverlo, cercare di capirlo. Tanto lo studio, tanto il "placet experiri", come avrebbe detto un Settembrini. Dopo Londra, il dottorato in Studi Internazionali all’Università di Trento. Quindi, ricercatore “Marie Curie” all’Università di Cambridge e “Fulbright” all’Università di Princeton, oltreoceano. Il pianista sull’oceano, intanto, nicchiava. Ma zitta zitta una tastiera altra rispetto a quella del computer continuava a digitare qualcosa, riverberando la formazione e l’esperienza di vita che andavo acquisendo. Fu poi grazie a una spinta di Maurizio Viroli che riunii le “scienze dello spirito”, per citare Thomas Bernhard, e la musica, durante un Post-Doc a Princeton in cui provai ad applicare le mie teorie sul patriottismo all’opera di Giuseppe Verdi. Dopo quel primo riavvicinamento, sono seguite varie pubblicazioni musicologiche, insieme a quelle filosofiche: oggi comprendono quattro libri e tre curatele, di cui una, scritta insieme all'insigne musicologo e compositore americano Lawrence Kramer, dal titolo indicativo, Classical Music in a Changing World: Crisis and Vital Signs. Ci ho messo un po’ ma, alla fine, ho concluso che la classica può anche essere, anziché sotto naftalina, sotto Spirito (hegeliano). Su queste basi, ho tenuto concerti e conferenze in Italia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Polonia, Lettonia, Estonia, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Bosnia ed Erzegovina, Armenia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Nigeria… posti interessanti. Ho anche creato, tra le altre cose, l'Associazione Europea di Musica e Comunicazione (AEMC), che organizza un convegno accademico internazionale su Music, Communication and Performance diventato un punto di riferimento per molti studiosi e artisti da vari angoli del mondo. “Alberto Nones è un uomo notevole che conduce una doppia vita”, ha scritto qualcuno su una rivista musicale. Due vite? Macché, molte di più.

 

La musica tiene tutto insieme, politica e filosofia incluse. Perfino in una Mazurka di Chopin. In due giorni di una torrida estate del 2015 rinfrescati con granite alla mandorla, ho inciso alle falde dell’Etna un'integrale delle Mazurke che, pubblicata dall’etichetta romana Continuo Records del compianto Massimo Galli, è stata salutata come una rivelazione da alcuni critici importanti. Ora l'etichetta londinese Convivium Records ha pubblicato quello che può essere visto come il secondo capitolo, questa volta le Fantasie di Chopin, e la mia lettura di cosa sia una Fantasia per il compositore polacco. Questo disco, registrato alla Fazioli Concert Hall, è uscito insieme a un album con musica del russo Rachmaninov e dell’ucraino Silvestrov i cui ricavati devolvo interamente a un’attivista che aiuta i profughi di tutte le guerre. Qui ho suonato su un pianoforte boemo di quasi cent'anni fa: l’idea era che il suono, per una volta aspro anziché levigato come sempre (e come in tutti o quasi gli album di classica e non solo), potesse caricarsi sulle spalle un po’ del dolore del mondo che stiamo provando, per trasformarlo in altro. 

Non sono sui social. Ma se avete qualcosa da dirmi e mi scrivete qui, vi leggo volentieri. Oppure venitemi a trovare. Insegno al Conservatorio di Matera e lì mi si può facilmente rintracciare, anche se piuttosto preso nelle mie lezioni di Pianoforte, Storia della Musica e Storiografia della Musica in cui spazio dalla tecnica e l'interpretazione pianistica ai filosofi greci e Adorno, cercando di ampliare gli orizzonti dei miei studenti. Sono per lo più del triennio accademico, ma ce ne sono anche di più piccoli, e forse tra tutti il più speciale è Carlo. Insegnare per me è importante. Ho insegnato, tra gli altri posti, nell'Università della Svizzera Italiana a Lugano, nell'Università di Trento, ad Al Ain nell'Università degli Emirati Arabi Uniti, al Liceo Internazionale Arcivescovile di Rovereto, al Conservatorio di Gallarate – tante materie diverse in lingue diverse da quelle musicali a quelle delle scienze sociali, mai risparmiandomi e sempre imparando tanto io per primo. Ho anche l’orgoglio di essere stato recentemente nominato Honorary Visiting Teacher al Conservatorio Nazionale “Edward Said”, in Palestina, dove tengo delle masterclass in cui incontro giovani di grande valore.

Mi fermo qui in questo breve scritto molto personale, che non ha parlato tuttavia di ciò che, nella mia vita, è più importante. Ascoltate la mia musica, eventualmente. Lì dentro c’è tutto.